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domenica, 24 aprile 2005

 

 

da oggi, altrove
(per un countdown di quelli fatti bene)


fio @ 16:00 |

giovedì, 21 aprile 2005
dato che adesso abbiamo pure der deutsche papst

io fino a ieri ero una che studiava lingue & letterature straniere (e stronzate di contorno).
poi oggi mi sono accorta che ho sempre fatto finta.
di studiare lingue, dico.

l'inglese te lo insegnano da bambino. e se anche non vuoi lo impari comunque: con le canzoni, e i film, e internet, e quelle cose lì. il francese, per una che abitava su un cocuzzolo alpino, non è poi così dissimile dal piemontese: e se dopo soli sei mesi di studio e cinque di convivenza con una parigina riesco a leggere - capendolo - tutto le monde diplomatique, vuol dire che tanto difficile non è. lo spagnolo, anche se la famosa affermazione "basta aggiungere qualche s a fondo parola" è una palla colossale, si capisce facile facile e scorre via liscio liscio.

ma il tedesco?
no, qui sono cazzi.

un po' di tempo fa ho sentito un tizio tedesco che parlava in tedesco ad un tizio non tedesco che rispondeva in tedesco. stavo lì a seguire questo scambio catarroso di k e z e h e suoni strani, trovandomi per la prima volta a considerare (rivelazione piombata tra capo e collo totalmente inaspettata) che non solo silence is sexy: anche the german language parrebbe esserlo.
quindi, dico io, mettiamoci ad approfondire la faccenda. 
il problema è che le parole tedesche che conosco, in tutto, sono dieci: tre delle quali sono einsturzende neubauten, kraftwerk e volkswagen. (un po' poco, direi)


come diavolo si fa ad imparare da ze-ro una lingua a 22 anni suonati?


[non fate i furbi con il solito consiglio erasmus: fatti un ragazzo tedesco. non crediate che io non ci abbia già pensato, eh. è che mi sembra logisticamente un po' difficile, dato che non saprei nemmeno come dire "ehi, mi chiamo fio" al primo che mi passasse davanti.]


fio @ 16:10 | 21 commenti

domenica, 17 aprile 2005

sometimes I think I'm runnin' but I... I'm just standing still

in questi giorni mi sento un camaleonte
una di quelle cose che un attimo sono in un modo e l'attimo dopo già in tutt'altro,
una di quelle cose che prima hanno intorno cose vitali che poi sono pronte a rinnegare su due piedi,
avanti e indietro in continuazione
la lista delle cose stabili essendo stata presa e stracciata in tanti minuscoli pezzi dispersi per aria disordinatamente

e fondamentalmente la mia attività prevalente si è ridotta ad essere una sola:

oscillare

(il che mi fa pensare che, più che un camaleonte, forse dovrei sentirmi un pendolo)


fio @ 12:45 | 8 commenti

mercoledì, 13 aprile 2005

pensieri confusi in stati d'animo (non)spiegabili

ho passato metà della notte arrotolata su un sedile di london stansted a chiedermi in che modo iniziare a raccontare i miei ultimi dieci giorni, e ogni volta che ripensavo ad un evento una persona o un gesto e tentavo di tradurli in incipit mi accorgevo che di tutto quel che ho fatto e vissuto non posso fare gerarchie, e che ci sono volte come adesso in cui mi trovo a vivere, paradossalmente, un blocco dello scrittore al contrario - ché ho talmente tanto da dire che non so come farlo e finisco a rimanere lì scrollando la testa, scrivendo e cancellando e contemplando costantemente la mia paginetta vuota.  che sia un blog o di un diario o un foglio spiegazzato su cui si scribacchia per far passare il tempo, l'importanza non è nel supporto, dico, ma nell'assenza di parole e concetti su di esso. 

e lo so

lo so
 

che consegnare certe cose al silenzio è un errore, uno spreco, una noncuranza troppo grossa
(anche perché raramente succedono tante cose tutte insieme)

eppure

eppure

io,
proprio,
io proprio non ce la faccio. e si vede che la logica della logorrea agisce su di me in modo inversamente proporzionale, non so. tanto comunque certamente avrei parlato 
- delle mie solite cose per le quali la gente si è ormai sfracassata le palle (ehi, ve l'ho per caso già detto che amo bologna? ehi, ve l'ho per caso già detto che amo i concerti al covo? ehi, ve l'ho per caso già detto che amo guidare? e così via)
- e forse anche di tante altre delle quali alla gente non importerebbe poi un granché (il fatto che mi piacciano le chiese spoglie. e il colore del mare e il profumo del pesce. e sentire la gente che parla tedesco. e le case piene di cd e di musica. e il sole caldo sulla pelle. e l'inchiostro dentro la pelle),

quindi, insomma,
un post fatto di silenzio
oggi non è poi un'idea così malvagia.
 

(I'm gonna run
the risk
of being silent)


fio @ 12:50 | 7 commenti

martedì, 05 aprile 2005
 mi sa che ne ho combinata un'altra delle mie

e che proprio ieri sera a torino ho realizzato il mio record personale:
dopo diciassette secondi netti, ero già innamorata di patrick wolf
di-cias-set-te
il tempo che uscisse, io pensassi "macomecazzoèconc" e lui già stava cantando, e io già ero innamorata.

(e a fine serata gli ho anche detto una roba tipo che mi era piaciuto e che sarei andata a vederlo anche a bologna, concludendo con un "see you on saturday". groupie che non sono altro)

in tutto ciò,
ci sono duecento cose collaterali di cui vorrei parlare, tipo * la bellezza intrinseca dell'ascoltare cose tristissime quando si è molto felici * il fatto che sto girando come una trottola con la mia golf come nelle più vecchie tradizioni, ma non mi ricordavo affatto i limiti italiani di velocità corretti [e pur nel dubbio, comunque, suppongo che 160 su strade urbane secondarie sia un po' troppo] * la sensazione che il concetto casa non sia poi così detestabile come sembrava da lontano * una serie di telefonate ad ore impensabili del mattino * musica e colori che entrano ed escono dalle orecchie e dagli occhi * il fatto che io sia già riuscita a scottarmi sotto il sole del 3 di aprile * la voglia dissennata di tornare a bologna fra meno di due giorni * tante altre,

ma preferisco restare qui a godermi il prato pieno di fiori e di sole ascoltando musica e bevendo succo d'arancia gelato,
ché tanta bellezza non può andare sprecata.


fio @ 15:19 | 11 commenti

domenica, 03 aprile 2005
 sex and the city

(ehm
vabeh
se non è sex quantomeno avrò the city)

ci vediamo in giro, folks.


update:
e lo so che la pubblicità direbbe mastercard, ma io la mastercard non ce l'ho, e quindi.

- volo andata da dublino a bologna: 62 euro, con visa.
- tariffa bus urbano per un'ora: 1 euro, con visa. (anche se mi sembrerebbe assurdo pagare con carta di credito un autobus, ma è per restare fedeli al concetto)
- un'ora di connessione dal centro wi-fi della sala borsa: 2 euro, con visa.
- essere svegliati alle 3.46 di notte da una telefonata tanto inaspettata quanto carina, alzarsi alle 8 del mattino e uscire a fare un giro sotto il sole, tornare a casa, mettersi a leggere la banda dei brocchi sul terrazzo, chiacchierare due ore in cucina, camminare verso le due torri, andare a continuare la lettura a piazza santo stefano con nelle orecchie un nastrone blu che qualcuno ha preparato per te,
devo dirlo?
non ha prezzo.

fio @ 10:55 | 6 commenti

venerdì, 01 aprile 2005

un lungo orgasmo mediatico collettivo (cit.)

cioè
a me fa impressione

la portata mediatica della cosa e non l'evento in sè, dico
è un po' come quando il giorno delle elezioni in america, lo scorso novembre, tutti i pc delle aule del trinity erano collegati ai maggiori quotidiani online e la gente seguiva gli andamenti minuto per minuto
oggi tutti sono qui a cercare gli aggiornamenti dal vaticano
(ammetto che anche io sto occhieggiando la diretta di repubblica)

e ripeto
questa cosa
a me fa impressione

punto.


fio @ 13:26 | 5 commenti

mercoledì, 30 marzo 2005

antropologie primaverili da strapazzo

cioè io non ci avevo davvero mai pensato prima, ma oggi venendo al trinity non ho fatto che guardare i piedi della gente per vedere se una mia geniale intuizione di ieri fosse giusta: le coppie sposate da tantissimo tempo hanno lo stesso ritmo di passi.
in strada seguivo piedi destri sinistri destri sinistri in cerca di andamenti sincronizzati, e quando li trovavo alzavo la testa e riconoscevo vecchie coppie a braccetto (sì, beh, era facile vederli a priori anche perché gli ottantenni non portano nike o scarpe coi tacchi, di solito. ma non roviniamo la poesia intrinseca della mia attività, pliiz) come se il matrimonio avesse prodotto alla fine una camminata standardizzata. credo sia questione di abitudine - di abitudine dell'uno all'altra, intendo: anni di limature e di smussamenti e di aggiustamenti reciproci si traducono concretamente nel fatto che chi ha le gambe più lunghe rallenta e chi le ha più corte accelera. eccetera. e mentre esploravo (f)orme sul pavimento come un detective di storie inglesi, pensando a come l'abitudine degli uni agli altri in sè non sia particolarmente repellente ma anche dolce, in un certo strano senso perverso, in rapidissima sequenza ho avuto questo dialogo con me stessa: 

- fio.
- eh?
- fio. ti starai mica rincoglionendo?

ho guardato un po' intorno. ho capito che la colpa di tal tenore di pensieri è soltanto di tutta questa stronzissima primavera che mi circonda. mi sono risposta

- no. e comunque fra tre giorni torno a bologna a sfondarmi di aperitivi e di mattoni e di concerti, e colcazzo che continuo a pensare e scrivere di queste cose

e ho ripreso la mia camminata.
con lo sguardo, di nuovo, ad un livello normale.


(poi, se questo fosse un corto e non un post, nel punto dove si parla di aggiustamenti reciproci di passi e misure ci sarebbe anche una colonna sonora con i csi che cantano aspetta chi è aspettato / che sia compiuta l'attesa di chi attende.
ma, vabbè, per l'appunto, è soltanto un post.)


fio @ 19:06 | 9 commenti

sabato, 26 marzo 2005
 che va e che viene come il suono di mille maree

secondo me i blog funzionano ad ondate, come le maree:

c'è un tempo in cui ci vivi dentro con entrambi i piedi e hai costantemente voglia di scrivere, leggere e commentare, proprio come quando sei immerso nel mare e nuoti e sguazzi per ore che sembrano giorni

poi c'è un altro tempo in cui la voglia si fa rada come acqua che rifluisce, ti manca l'attitudine al postaggio insieme all'attenzione per la scrittura degli altri, ed è come se rimanessi sulla spiaggia in silenzio senza cercare con lo sguardo chi sta nuotando nelle onde davanti a te.

(che poi
uno potrebbe pensare che i momenti nei quali si sceglie di stare in disparte e in pensoso silenzio siano quelli in cui si è di cattivo umore, quelli nei quali qualcosa ha smesso di andare o comunque non va come dovrebbe
e
invece

le volte in cui uno sta da un lato sulla spiaggia, molto spesso, sono quelle in cui sta talmente meglio del solito che a scriverlo gli sembra quasi di svilirlo.

non lo so.

non che sia poi così fondamentale, comunque)

                              

(and the whole world
could just dissolve
into a glass of water)

fio @ 20:30 | 9 commenti

giovedì, 24 marzo 2005
(cioè, secondo me questo blog ha dei problemi. o forse è la blogger che ha la testa un po' altrove. ciononostante, questo post che per incanto riesco a pubblicare oggi andava messo su tipo due giorni fa. lo so che adesso non ha più alcun senso logico - spaziale - consequenziale, ma comunque, eh.)

a whirlwind of scissors

così, mi chiedo,
che suono fanno una manciata di ore che non passano?

(ho in mente quest'immagine di ingranaggi metallici incastrati e scricchiolanti che fanno un rumore fastidioso e asimmetrico, ma magari il suono giusto è un altro, non so)

Hjartað Hamast (Bamm Bamm Bamm)


fio @ 16:38 | 8 commenti

venerdì, 18 marzo 2005
fotografie multisensoriali di un giorno bellissimo

i cappelli e le bandiere addosso alle persone. i piedi che si appiccicano ai pavimenti dove sono scorsi litri e litri di birra. il vento tiepido tra i capelli e il collo. la banda di dublino che suona gli inni. la schiena sudatissima di un tizio con cui ho ballato in centro strada. un palloncino verde che volava su per il cielo. i fischietti delle maschere. il cortile del trinity completamente vuoto di persone. il sole caldo sulle braccia, per la prima volta prive di giacca e felpa. le patate fritte croccanti e tiepide. un cd degli u2 in sottofondo nel primo dei tanti pub della giornata. gli occhi verdi di una bimba seduta sulle spalle del padre. la schiuma densa della guinness sulle labbra. il suono del silenzio di una casa vuota. un ragazzo e una ragazza che si baciavano perfettamente immobili mentre il resto della piazza, intorno a loro, si scatenava nelle danze. il bailey's con vaniglia e ghiaccio. i flash delle macchine fotografiche. il gruppo di suonatori tradizionali sul palco del terrace. il primo gelato dell'anno, verde e bianco come la bandiera irlandese. st. stephen's green park chiuso al pubblico e completamente vuoto. grafton street invece così piena che ci sono voluti dieci minuti per attraversarla. le voci francesi e il suono del nome "florent" che mi rimbalza nelle orecchie.
on st paddy's day, gaelic rocks
on st paddy's day, gaelic rocks
on st paddy's day, gaelic rocks

fio @ 15:47 | 10 commenti

martedì, 15 marzo 2005
i'm havin' the fuckin' time of my life, slàinte.

io una volta avevo diciassette anni e abitavo in piemonte e rompevo le palle a tutti con la mia fissa dell'irlanda: uuuh l'irlanda i prati verdi le nuvole bianche gli uddue il cielo d'irlanda è un oceano di muschio e di lana la birra gli ubriachi st.patrick's daaaay.

io una volta avevo vent'anni e abitavo a bologna e il 17 marzo festeggiavo un st.patrick's day in via zamboni: qual è la percentuale di irlandesi a bologna? 0.5 percento? non importa, ubriachiamoci lo stesso che voglio farmi regalare dai baristi la t-shirt della guinness.

io una volta avevo ventun'anni e abitavo a dublino e mi apprestavo a festeggiare finalmente un st.patrick's day di quelli veri, sai, uno di quei giorni in cui tutta la città si ferma e si ubriaca e tutti vanno in giro a fare festa per le strade della città.

poi, due giorni prima del 17 marzo, avevo fatto la scoperta del secolo:
st. patrick's day, quell'anno, durava cinque giorni.

quando ho letto il programma del festival, stpatricksday.ie, mi son messa a ridere come un'ebete. non ho ancora smesso. e presumo che non smetterò per i prossimi cinque giorni. se nel frattempo non mi sentite più, o sono annegata nella birra o sono esplosa con i fuochi d'artificio o sono fuggita con un uomo irlandese o non so che altro, in ogni caso, siatene sicuri: mi sto comunque divertendo un casino I'm. fuckin'. havin'. the. time. of. my. life.


(ah, se nel frattempo volete riempire questi giorni d'assenza con altre cose, mie e non solo, leggetevi il numero due.)

fio @ 16:03 | 14 commenti

domenica, 13 marzo 2005

miracoli del wireless

da questa parte di cielo e di mare c’è un posto fatto di legno con un fuoco che brucia, gente che beve birra scura e guarda rumorose partite di rugby. dall’altra parte c’è una città con le nuvole che si fanno progressivamente più scure, qualche terrazza ed una selva di antenne tra i tetti ed il cielo. qui è domenica pomeriggio e sono le quattro. là è domenica pomeriggio e sono le cinque. un’ora soltanto non fa poi molta differenza, penseresti. sono tutti i chilometri intermedi a creare problemi: mancanza di immediatezza, disequilibri. distanza.

eppure c’è questa strana magia elettronica, magnetica o non so cosa sia, grazie alla quale i due posti per qualche ora possono compenetrarsi nonostante latitudini e longitudini diverse. internet, si chiama in termine tecnico. per come me la immagino io, è una specie di autostrada immateriale che si eleva molto oltre le nuvole, fatta di corsie sulle quali viaggiano velocissime cose e parole, da un senso all’altro, ininterrottamente. e se moltiplichi il numero di queste autostrade all’infinito, ottieni un flusso di caratteri e immagini che si spande sopra le nostre teste continuamente: migliaia, milioni di corsie che ci sovrastano senza nemmeno che ce ne accorgiamo.

e poi io guardo in alto, e mi chiedo: non è bellissimo, questo cielo pieno di parole effimere che viaggiano come schegge ordinate da un capo all’altro della terra?

eh.


fio @ 18:26 | 9 commenti

venerdì, 11 marzo 2005

non penso sia il caso di provare a trovare un senso a questo post
(è un consiglio amichevole, dico)

friggere
frìg|ge|re
v.tr. e intr.
1 v.tr., cuocere nell’olio o in altro grasso bollente: f. le patate in padella, f. il pesce, la carne
2 v.intr. (avere) scoppiettare bollendo: l’olio frigge in padella | estens., spec. del metallo rovente immerso nell’acqua, sfrigolare
3 v.intr. (avere) fig., fremere, struggersi internamente: f. per l’impazienza


fio @ 19:27 | 9 commenti

giovedì, 10 marzo 2005
linee guida per occhi attenti

parigi, non lo so, non si può dire a parole.
parigi va vista con occhi curiosi e ascoltata con le orecchie e con la testa, mangiata a morsi, sfiorata con la punta delle dita. parigi ha una colonna sonora che parte da emilie simon e raggiunge i bright eyes passando per patrick wolf, ha i colori di monet e le linee di renzo piano, una bellezza che investe tutto quello che le gravita intorno, il fascino di una donna quarantenne che beve vino rosso in tailleur con i tacchi alti.
parigi, non lo so, non si può dire a parole.
parigi, io, non voglio dirla a parole.


fio @ 17:34 | 12 commenti

sabato, 05 marzo 2005

 il concetto di causa / effetto in un rapido e pratico esempio

cause:
- sono in erasmus
- ho amici che sono in erasmus
- abito nella patria del signor ryanair
- tre minuti fa sono stata definita una "nullafacente girovaga"

effetto:
- mollo la preparazione degli esami, vi saluto, prendo e volo a parigi da marinap.

...e vediamo un po' quanto casino riusciamo a combinare io e lei insieme, nella terra di boulevards e baguettes.

a bientôt, au revoir (come accidenti penso di poter sopravvivere, se aggiungendo "bonjour, bonsoir e bisous" queste sono le uniche cinque parole che so in francese? bah.)


fio @ 15:07 | 15 commenti

mercoledì, 02 marzo 2005
(belfast) - giant's causeway - (cose limitrofe)

anche se stavolta avessi le parole,
non vorrei comunque usarle

perché quando in un giorno di sole si riesce a vedere la scozia proprio lì davanti, davanti agli occhi e alle mani,
e un'ora dopo si finisce nel posto più bello in cui si sia mai stati in tutta la vita,

che altro si deve dire?

ecco.

fio @ 15:32 | 8 commenti

lunedì, 28 febbraio 2005
"ed io non so chi va e chi resta"

ed io non so se vado o se resto.

fio @ 12:46 | 11 commenti

giovedì, 24 febbraio 2005
two way monologue

ho così tanti pensieri che ultimamente non dormo la notte per smaltirli altrimenti rischio di implodere, ma per qualche strana forma di compensazione il sonno non lo sto (quasi mai più) sentendo

e intanto cammino dentro giorni di neve e freddo e musica e parole e ore lunghe e fotografie e riflessi dentro specchi rotti e saluti che non so mai come iniziare

e tutto sembra tendere a qualcosa che non so se prendere o lasciare andare e che in ogni caso non so esplicitare
specialmente considerando l'assoluta mancanza di scissione tra la testa e la pelle
.
.
.

niente, sono proprio incapace di scrivere tre parole tre chiare, logiche, pulite

gente: io adesso prendo e me ne vado a zonzo per qualche giorno.
vi mando una cartolina metaforica da belfast. salutiebbaci, a presto.

(madonnachecasino che c'è qui dentro - nella mia testa, dico)

fio @ 19:36 | 8 commenti

martedì, 22 febbraio 2005

(from the passengers seat as / you are driving me home)

vengono. vanno.
persone entrano nella vita di persone, continuamente, molto spesso per caso. a volte scivolano via senza lasciare traccia, a volte finiscono sottopelle a mescolarsi con il sangue ed i respiri.
il bello del gioco è che non si possono fare previsioni. quasi mai.

una volta le ho chiesto "ma da dove diavolo salti fuori, tu?" e mi ha risposto che no, non lo sapeva, ma se proprio avesse dovuto scegliere un posto probabilmente sarebbe stato un acquario. allora io me la immagino, prima di conoscerla, esattamente lì dentro: in uno di quegli acquari enormi che riempiono le pareti, e che quando le luci della stanza sono spente illuminano tutto di blu. un anno e un giorno fa lei era nel suo acquario e io nel mio pirotecnico mondo bolognese, nessuna delle due sapeva chi l'altra fosse nè conosceva le cose e le persone che sarebbero venute dopo. poi il 22 febbraio, saranno state le dieci meno cinque, camminavocorrevo tra piazza aldrovandi e strada maggiore e l'ho intravista per la prima volta: dieci secondi, quindici forse, mentre guardavo il pavimento e i miei piedi e i muri e le panchine e qualsiasi cosa fosse intorno e pensavo oddio e dicevo è tardi fuggendo via verso l'ennesima delle mie lezioni inutili.

molti fogli di calendario sono passati da quell'incontro, e molte parole insieme a loro: valanghe, tonnellate di parole, dapprima fatte solo di caratteri neri su sfondi bianchi e poi anche di suoni e di accenti chissà dove presi e persi. se è vero che per conoscere davvero qualcuno cronologia e biografie reciproche non servono, e quello che contano sono i pensieri, le emozioni e i gesti, allora come mi conosce lei, forse, non mi conosce nessuno. e non riesco ancora a smettere di stupirmi di come sia possibile (ri)trovare in continuazione così tanti pezzi di me proprio dove un tempo, paradossalmente, non mi sarei mai nemmeno sognata di andarli a cercare - un anno fa non avrei scommesso neanche l'ultimo dei miei centesimi sulla riuscita di questa cosa. oggi darei tutti quelli che ho in cambio della sicurezza che non cambierà.

vengono. vanno.
persone entrano nella vita di persone, continuamente, molto spesso per caso. a volte scivolano via senza lasciare traccia, a volte finiscono sottopelle a mescolarsi con il sangue ed i respiri.
il bello del gioco è che non si possono fare previsioni. quasi mai.
e che a volte, quando si fanno, risultano essere (fortunatamente) sbagliate.



(bene. queste cose mi vengono in mente quando vado a letto alle tre, mi sveglio due ore dopo perché la grandine ticchetta contro la finestra e non mi riaddormento più. e poi una volta mi hanno detto che è bello l'affetto scrittogridato dalle righe di un post. e comunque insomma 'sto blog è mio e ci scrivo un po' quel che mi pare, no?
quindi, oh.)


fio @ 12:21 | 13 commenti

ricapitolando
fio ha raccolto le sue cose in due valigie e si e' trasferita a dublino. qui, da buona malata di logorrea e grafomania, per non dimenticarsi come si scrive in italiano ha aperto il suo ennesimo blog.


leggimi
oggi

2005
2004

ri-leggimi

dimmi
mAiL


nelle mie orecchie ORA
un altro non gnastrone
un nastrone blu
patrickwolf(ailoviù)
notwist
motorpsycho
devendra banhart
bonnie prince billy
the go! team
the dresden dolls
elizabeth anka vajagic

frocetto anche io!

numeri & cose






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